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2.Conferenza di Riesame del Trattato di Non proliferazione.

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usaukcanadaSeconda puntata!
di Lisa Clark.

E quindi, non è stato adottato alcun documento conclusivo. In un percorso sempre meno rispettoso delle regole democratiche, in cui le potenze nucleari (i P5) hanno dettato i contenuti sul disarmo, sono poi stati i potenti stessi (USA, UK e Canada) a rifiutare il documento per questioni legate alla conferenza prevista per marzo 2016 sulla costituzione di una Zona libera da armi di distruzione nel Medio Oriente. E lo hanno rifiutato prima che la maggioranza degli Stati avesse l’opportunità di esprimersi.

Come scrivevo ieri, in ogni caso, l’ipotesi più positiva mi sembrava la non-adozione del documento. Esiste un precedente, molto positivo, di una situazione del genere. Alla Conferenza di Riesame del 1990, il gruppo dei Non-allineati (NAM) prese una posizione forte: si rifiutarono di approvare il documento finale, anche allora troppo blando sul disarmo, e annunciarono che non avrebbero mai dato il loro assenso al prolungamento del Trattato di Non Proliferazione nel 1995 senza che prima si fosse negoziato un Trattato per la messa al bando generalizzata delle sperimentazioni nucleari (CTBT). Fu una forzatura che riuscì: nel 1995 si prolungò in perpetuità la durata del TNP, nel 1996 si aprì per le firme degli Stati il CTBT, ecc. Non tutte rose e fiori (l’accordo del 1995 prevedeva una Zona libera da armi di distruzioni di massa in Medio Oriente che, come sappiamo, ancora non c’è; il CTBT non è ancora entrato in vigore, sebbene tutti gli Stati che lo hanno ratificato ne stiamo già da anni osservando le proibizioni, e così via). Ma comunque un’azione condotta dai grandi numeri degli Stati non-nucleari e che le potenze nucleari hanno dovuto accettare. Un percorso di maggiore democrazia.

Ecco, la mancanza dell’adozione del documento conclusivo di questa Conferenza di Riesame del TNP può forse portare ad un’altra azione di questo tipo. Sembra che siano ormai oltre 100 gli Stati che hanno aderito (o annunciato di voler aderire) all’Impegno Solenne pronunciato dall’Austria. E’ davvero il segno che questi Stati hanno intenzione di lanciare un’altra via diplomatica, una via che non possa essere bloccata dal veto delle potenze nucleari. E c’è già chi sostiene che c’è un piano: si annuncerebbe l’inizio di un percorso verso la messa al bando delle armi nucleari già il prossimo agosto, a Hiroshima e Nagasaki, in occasione degli eventi per il 70mo anniversario della distruzione di quelle due città.

Lasciamo passare qualche giorno, per vedere che dichiarazione usciranno. E anche per digerire il comportamento scandaloso delle potenze nucleari. Dopo il percorso internazionale dell’Iniziativa Umanitaria, con uno straordinario lavoro da parte di esperti in ogni campo che hanno studiato e descritto in dettaglio la situazione del mondo oggi, illustrata e approfondita in tantissimi riunioni e tre conferenze internazionali (Oslo, Nayarit e Vienna): hanno portato alla nostra attenzione l’enorme aumento del rischio di una detonazione nucleare, le conseguenze talmente catastrofiche per gli essere umani che nessuna della agenzie preposte a provi rimedio ha speranze di riuscire nel compito, e la complessità delle interrelazioni, che oggi siamo in grado di capire, per cui anche la detonazione di alcune bombe nel subcontinente indiano porterebbe ad una carestia in Africa equatoriale, e così via. L’Austria nel suo Impegno Solenne ha dichiarato che ha preso coscienza del fatto che il rischio oggi minaccia la sicurezza dell’umanità intera ed è per questo un imperativo per tutti gli Stati ragionare in termini di sicurezza umana e promuovere la protezione dei civili in tutto il pianeta. E la Francia è riuscita a superare tutti in cinismo, affermando che sono decenni che non arrivano nuove informazioni sulle conseguenze delle armi nucleari.

Concludo ricordando che l’Italia non brilla: non ha sottoscritto la risoluzione sulle conseguenze umanitarie (come hanno fatto altri 159 Stati), e non ha aderito all’Impegno Solenne, il famoso “Pledge” austriaco. Forse dobbiamo iniziare a lavorare in casa nostra.

LEGGI QUI LA PRIMA PARTE.

   

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