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45. Nucleare 2015

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NUCLEARE 2015.
di Roberto Meregalli

nucleare 15.1Clicca sull'immagine per leggere il documento.

Ma che succede a Fukushima?

Sono passati quattro anni dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima[i]. Innanzitutto va ricordato che ancora tutti e 48 i reattori giapponesi sono fermi e in questi anni il paese ha dovuto ricorrere a massicce importazioni di gas per produrre elettricità con un aggravio rilevante sulla bilancia commerciale. Nell’ottobre 2014 la municipalità di Satsumasendai  ha dato il nulla osta al riavvio dei due reattori della centrale di Sendai, pertanto entro fine anno questi potrebbero tornare in funzione[ii]. E’ di febbraio 2015 la notizia di un ulteriore via libera per la centrale di Takahama[iii].

 

Ma qual è la situazione nella centrale? Per chi l’avesse scordato a Fukushima il nocciolo dei tre reattori attivi è fuso (meltdown) e per il reattore numero uno ha ceduto il contenitore stesso (il vessel). Oggi i tre reattori continuano ad essere raffreddati attraverso l’impianto che inietta continuamente acqua: 360 tonnellate ogni giorno. L’acqua contaminata va trattata e questo spiega perché all’esterno si continuino a costruire serbatoi. Ma la gestione di questo enorme stoccaggio dell'acqua sta diventando una sfida sempre più impegnativa. Parte dell’acqua dopo il trattamento viene riutilizzata, ma una parte finisce nel terreno e in mare perché a quattro anni dal disastro ancora non si è riusciti a bloccare le perdite anche perché le radiazioni negli edifici dei tre reattori non permettono interventi umani. I contenitori primari dei reattori sono danneggiati e presentano falle da cui fuoriesce parte dell’acqua iniettata, che finisce nei basamenti degli edifici. A metà dello scorso anno si stimavano 90 mila tonnellate nei basamenti e 500 mila tonnellate la quantità totale di acqua contaminata stoccata nei depositi attorno alla centrale. Attualmente (marzo 2015) la capacità di stoccaggio è stata incrementata a 800 mila tonnellate.

In tutta questa marea di “bidoni” piena d’acqua contaminata è intuibile che ogni tanto ci scappi qualche perdita, sono centinaia le tonnellate che sono fuoriuscite e sono finite nell’oceano. Per tentare di arginare il problema è stato studiato anche un sistema per congelare il terreno in modo da bloccare le perdite in mare; i primi tentativi vennero fatti nell’aprile 2014, ma senza successo. Si passò quindi al piano B che prevedeva di creare una sorta di diga di ghiaccio, utilizzando veri e propri blocchi di ghiaccio inseriti davanti ai tubi piantati per congelare il terreno. Ma questi lavori, svolti nell’agosto scorso, non riuscirono a creare una barriera a prova d’acqua. Un ulteriore raffinamento portò al piano C che prevedeva di riempire i buchi nella barriera di ghiaccio con malta e cemento. Ma il 17 novembre TEPCO dovette arrendersi perché l’edificio continuava a perdere acqua che continuava a infiltrarsi nella falda. Eccoci quindi al piano D, approvato dal Nuclear Regulation Authority, consistente nel tentativo di riempire la trincea con cemento pompando fuori l'acqua spostata (in teoria) dal cemento iniettato.

Ad oggi però l’acqua continua a fuoriuscire, il 17 febbraio 2015, il capo della Divisione sul ciclo del combustibile nucleare dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Juan Carlos Lentijo, ha ammesso che la situazione "resta molto complessa, visto l'aumento di accumulo di acqua contaminata che pone sfide di breve termine da risolvere in modo sostenibile"[iv].

Oltre all’acqua, nei tre reattori, viene iniettato azoto per garantire una atmosfera inerte e impedire qualsiasi possibilità di ulteriori esplosioni di idrogeno (che avevano fatto saltare le coperture degli edifici). Anche il combustibile nucleare contenuto nelle piscine continua ad essere raffreddato, la rimozione di quello dell’unità 4 è iniziata nel mese di novembre del 2013 ed è terminata un anno dopo. Ora lo stesso lavoro andrà fatto per le piscine dei reattori 1,2 e 3, ma non sarà facile per la contaminazione presente; quelli alla piscina del primo reattore inizieranno nel 2019[v].

Lo scorso anno, in agosto, la prefettura ha stabilito la costruzione di un deposito provvisorio al confine delle città di Futaba e Okuma. Questo deposito dovrà contenere per trent’anni il materiale contaminato per poi essere trasferito in un deposito definitivo, si tratta soprattutto dello strato superficiale del terreno che è state asportato per ridurre la contaminazione; tutta questa terra in attesa della costruzione del deposito inizierà ad essere trasportata nel sito proprio a partire dall’11 marzo 2015[vi]. A Futaba vivevano quasi 73 mila delle 150 mila persone evacuate[vii]. Dall’aprile 2014 sono iniziati i rientri ma non è stato quantificato il numero di coloro che sono ritornati e di quanti continuino a vivere fuori dall’area.

Il lavoro fatto in questi anni è stato enorme: sono 32 mila le persone coinvolte, senza contare militari, poliziotti e vigili del fuoco; ancora oggi oltre quattromila lavorano ogni giorno sul sito e a gennaio 2015 purtroppo due sono morte. La prima il giorno 19 cadendo all’interno di uno dei tank per lo stoccaggio dell’acqua e la seconda il giorno dopo colpita alla testa da un pezzo metallico.

Immane è quanto ancora resta da fare nell’ambito del piano messo a punto dalla Tepco, l’azienda elettrica proprietaria degli impianti, che stimava quarant’anni di lavoro per sistemare i danni e la cui esecuzione risulta già in ritardo.

La buona notizia è che per la prima volta dal 2011 il raccolto di riso della prefettura di Fukushima ha superato i test e pertanto potrà essere commercializzato[viii].



[i] Per maggiori informazioni sull’incidente vedi: http://www.martinbuber.eu/energia/documenti/fukushima%20anno%20dopo.pdf

 

E' disponibile un approfondimento sulla situazione del nucleare nel mondo a quattro anni dal disastro di Fukushima.

 

   

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