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1. Conferenza di Riesame del Trattato di Non proliferazione.

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nucleareCome finirà?
di Lisa Clark.

1a Puntata
Oggi pomeriggio (venerdì 22 maggio), ora di New York, sapremo come si concluderà la Conferenza di Riesame quinquennale del Trattato di Non proliferazione nucleare.

Dopo tre anni di iniziative internazionali volte a rilanciare il dibattito sul disarmo nucleare da una nuova prospettiva, quella delle catastrofiche conseguenze umanitarie di un qualsiasi uso di armi nucleari, la mobilitazione delle organizzazioni di società civile e di un crescente numero di Stati ha creato una situazione nuova. Sono ormai oltre 80 gli Stati che hanno aderito all’Impegno Solenne (il Pledge) a colmare il vuoto giuridico per la definitiva messa al bando delle armi nucleari, pronunciato a Vienna dal Ministro degli Esteri austriaco nel dicembre scorso. E se le parole hanno un valore significa che non potranno più adeguarsi a sottoscrivere un documento conclusivo della Conferenza di Riesame privo di impegni seri, che non contenga calendarizzazioni e scadenze, per l’eliminazione delle armi nucleari.

 

Ieri, giovedì, è stata resa pubblica la bozza di lavoro del Comitato che si occupa del tema del disarmo, e la delusione è stata enorme. Non solo delusione, anche rabbia da parte di molti. La critica alla mancanza di progressi nel disarmo è debolissima, ancora più annacquata che nelle bozze precedenti. Non si fa riferimento alla lentezza (sono passati 45 anni da quando è entrato in vigore il TNP con il suo articolo sesto in base al quale tutti gli Stati parte si impegnano al disarmo generale); non si parla più dell’incompatibilità del possesso di armi nucleari con l’esistenza del TNP, con la pace e la sicurezza mondiali. Si scrive che (solo) alcuni Stati hanno la percezione che non esista la possibilità di rispondere in maniera adeguata ad un’eventuale detonazione nucleare. Non, come chiedono le organizzazioni non-governative e gli Stati dell’Iniziativa Umanitaria, che questo sia un dato di fatto!

La bozza ritiene che sia essenziale impedire in ogni circostanza la proliferazione delle armi nucleari, NON il loro uso. Questa formulazione assurda è quasi offensiva nei confronti di quei 159 Stati che hanno sottoscritto la risoluzione che impegna l’intera comunità degli Stati parte ad impedire che le armi nucleari vengano mai più usate. Sembra che gli estensori di questa bozza vogliano dire che il possesso (e forse anche l’uso) non sia così pericoloso come la potenziale proliferazione! Uno schiaffo agli Hibakusha, i sopravvissuti delle esplosioni atomiche su Hiroshima e Nagasaki, proprio in questo 70mo anniversario dei bombardamenti.

Ci sono molti altri elementi in questa bozza di testo conclusivo che regrediscono anche rispetto alle versioni circolate nei giorni scorsi, e certamente rispetto al testo conclusivo di 5 anni fa: per esempio, non si ribadisce più che gli Stati hanno l’obbligo in ogni circostanza di rispettare il diritto umanitario vigente; non si chiede più che siano riviste le strategie militari delle potenze nucleari al fine di eliminare il ruolo delle armi nucleari; non si chiede più che si riduca il livello di allerta in cui sono mantenute le armi nucleari, in vista della graduale eliminazione; e così via.

Aspettiamo domani, venerdì 22 pomeriggio, ora di New York. Ma se il testo rimane questo, possiamo solo sperare che la maggior parte degli Stati rifiuti di aderirvi. L’editoriale di NPT News in Review conclude con queste parole:

Gli Stati che sono veramente impegnati a realizzare il disarmo devono dire “Adesso basta!” alle potenze nucleari. Sono ormai 99 gli Stati che hanno aderito al Pledge austriaco, la Solenne Promessa di colmare il vuoto giuridico necessario per arrivare ad un’effettiva proibizione ed eliminazione delle armi nucleari. Questo Impegno non significa accontentarsi di un altro anno o due di dibattito in un gruppo di lavoro, sempre governato dalla regola del consenso, per decidere cosa costituisca un provvedimento efficace per il disarmo nucleare. L’abbiamo già fatto. Anzi, sono anni che facciamo solo quello. Abbiamo discusso nella Conferenza sul Disarmo, nel Primo Comitato, nella Commissione sul Disarmo, e in nove Conferenze di Riesame quinquennali, su ciò che va fatto. L’unica opzione credibile che ci rimane è di rifiutare di accettare questo documento e iniziare un processo diplomatico per elaborare uno strumento giuridicamente vincolante che proibisca le armi nucleari. L’Impegno Umanitario lanciato dall’Austria e sottoscritto da così tanti Stati sarà la vera conclusione di questa Conferenza di Riesame, sia che esca domani un documento conclusivo o no. Una promessa di impegno che dovrà diventare la base dei negoziati per un trattato di messa al bando delle armi nucleari. Ci troviamo davanti ad un’opportunità storica. Chi ha la creatività e il coraggio di impegnarsi per un mondo migliore per l’umanità intera ha il dovere di cogliere quest’opportunità.

La posizione espressa da questo Editoriale è quella di ICAN. Non è condivisa da tutte le organizzazioni di società civile che, da sempre, si impegnano per la messa al bando e l’eliminazione di tutte le armi nucleari. Principalmente perché alcuni pensano che non sia così automatico riuscire a replicare un processo portato a termine con successo per le mine antipersona, applicandolo invece alla proibizione e allo smantellamento di tutte le armi nucleari. Sono divergenze di opinione esclusivamente sulla fattibilità dei diversi percorsi da seguire, non sull’obiettivo finale. Liberare il mondo dalle armi nucleari. E per questo obiettivo, penso che possiamo tutti concordare che è ora di dire Basta! all’arroganza e alle imposizioni delle potenze nucleari. Dopo anni di lavoro sull’Iniziativa Umanitaria è inaccettabile che si rifiutino di riconoscere i dati di fatto: un ulteriore esempio della mancanza di buona fede, che proprio l’articolo VI del TNP entrato in vigore nel 1970 richiede:

“Ciascuna Parte si impegna a concludere in buona fede negoziati su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale.”


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