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08. Post Referendum: l'energia che ci aspetta

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24 giugno 2011

Post Referendum: l’energia che ci aspetta

Archiviato il fastidio nucleare, i problemi relativi al capitolo energia-clima rimangono.
Nei giorni immediatamente successivi al referendum diverse testate giornalistiche lo hanno evidenziato a modo loro: “lunga e costosa la via delle rinnovabili”, “Il no all’atomo ci costerà 10 miliardi”, “mancano all’appello 100 TWh”, “Maxi bolletta da 63 miliardi”, questi alcuni titoli.

 In realtà molti articoli non facevano che riportare i dati della relazione annuale del presidente dell’Unione Petrolifera italiana, dati già diffusi: nel 2010 abbiamo consumato 1,8 milioni di tonnellate di petrolio in meno rispetto al 2009 ma abbiamo speso 6,5 miliardi di euro in più per la crescita delle quotazioni internazionali del petrolio e nel 2011 andrà ancora peggio. Questo dato dovrebbe ulteriormente spingerci verso una società sempre meno dipendente dai fossili e farci capire che quando parliamo di incentivi dovremmo pensare anche ai risparmi sul fronte minor import fossili: in un solo anno il rialzo del costo del petrolio ci è costato più del costo degli incentivi al fotovoltaico pagato nel 2010 moltiplicato per più di sei volte, e consideriamo che il primo è un costo, gli incentivi sono investimenti. Sono comunque dati che centrano poco col nucleare, perché come abbiamo ripetuto più volte, di petrolio se ne usa ben poco per produrre elettricità, si usa per altri scopi soprattutto nei trasporti e su questo fronte, che consuma un terzo dell’energia (parliamo di usi finali), le soluzioni risultano ancora lontane. Manca una strategia di rilancio del trasporto collettivo, progetti per città dove ci si muova facilmente senza auto e riguardo a queste si parla molto di auto elettrica ma la possibilità di penetrazione nel mercato non appare per nulla immediata, sarebbe più efficace costruire qualche distributore di metano in più.

Il secondo capitolo dei consumi è quello del riscaldamento e qui è urgente che il governo vari l’atteso piano per il risparmio e l’efficienza energetica. Non possiamo più costruire case e palazzoni stupidi, freddi d’inverno e caldi d’estate, manca volontà politica e non, le tecnologie ci sono tutte per costruire edifici a consumo quasi nullo.

E’ su questi due capitoli che occorre agire subito: energia per produrre calore (a quando i decreti attuativi degli incentivi promessi anche per questo settore?) ed efficienza energetica, la cenerentola delle soluzioni. Nell’elettricità non abbiamo alcun deficit da recuperare, lo stesso Alberto Clò in uno degli articoli citati ha scritto “non c’è necessità di espandere quantitativamente la produzione mentre la domanda nei prossimi 10-15 anni resterà stabile o crescerà lentamente”. Di eccesso di capacità produttiva ne abbiamo parlato più volte, aggiungiamo solo un dato ulteriore: le centrali di Edison in questo 2011 (ormai giunto a metà) hanno funzionato per il 35% della loro potenzialità! “Gli impianti di Sarmato, San Quirico, Porto Viro e Jesi hanno lavorato in tutto fra gli 8 e i 23 giorni e solo per alcune ore” ha rivelato il responsabile unit asset Energia Elettrica di Edison (Carlo Banfi) in un incontro con i sindacati (staffetta quotidiana 14/6/2011).

Oggi in Italia un quarto dell’energia elettrica è già prodotta con fonti rinnovabili. Abbiamo alle spalle diciotto mesi di incertezze e di continui attacchi da parte di stampa e tv sui più disparati argomenti: l’eccesso di incentivi per il fotovoltaico, le infiltrazioni mafiose nell’eolico, danni agricoli alle biomasse (e ancora al fotovoltaico per l’occupazione del suolo). I poteri forti hanno fatto di tutto per contenere lo sviluppo del mercato uno dei pochi che in questi anni di crisi sia cresciuto e abbia generato fatturato e posti di lavoro! Tutti pronti a sottolineare gli oneri sottacendo i vantaggi. Ma ora è tempo di non perderne altro. L’ipotetico 25% di nucleare nel 2030 non ci sarà ma abbiamo sufficienti cicli combinati a metano per sopperire a ciò, tenuto conto che abbiamo uno dei parchi più efficienti del mondo, mondo che ora sta orientandosi verso il metano per ridurre le emissioni causate dal carbone, molto utilizzato all’estero: alcuni aspetti che abbiamo considerato come negativi vanno considerati anche per quelli positivi.

Nel frattempo acceleriamo sulle FER (e non parliamo solo di fotovoltaico ed eolico) e puntiamo a coprire il 25% orfano, consapevoli che il processo di passaggio da un sistema basato sui fossili non sarà semplice e gratuito, su reti e sistemi di stoccaggio per trovare il modo di conservare la parte di energia prodotta non direttamente consumabile dovremo focalizzare investimenti e sforzi. Saremo comunque ripagati ampiamente nel lungo termine in sicurezza, in occupazione, in qualità della vita. Possiamo diventare un Paese carbon free, nuclear free, ogm free, un Paese che cura il proprio paesaggio smettendo di riempire gli spazi con capannoni e centri commerciali, un paese-giardino che faccia del turismo la propria risorsa base per il futuro, consapevole che l’arte e la cultura che abbiamo sono un “asset” (scusate il termine barbaro) unico al mondo.

Il tutto consapevoli che c’è chi campa sul sistema attuale e che ha mostrato e mostrerà resistenza, ma saper mutare la loro strategia è compito di un governo che ha a cuore un obiettivo collettivo e che fra l’altro nomina gli amministratori delegati di alcune di queste imprese. E il governo dovrebbe capire che energia significa economia, significa ricerca, significa ambiente e significa politica estera. Abbiamo le migliori tecnologie per il solare termodinamico e lasciamo che a progettare Desertec, Medgrid e il Piano solare per il Mediterraneo siano tedeschi e francesi! Che politica estera abbiamo nel Nord Africa?

Ridicolo poi da parte di chi governa da anni chiedere in trenta giorni il ribasso della bolletta energetica (quale poi?), avrebbero dovuto capirlo da tempo che non servivano reattori ma cavi per ridurre i costi dell’elettricità, cavi come quello della ormai mitica (per chi opera nel settore elettrico) Sorgenti-Rizziconi che a breve dovrebbe vedere il via ai lavori per collegare la Sicilia al Continente. Solo quest’opera che costerà 700 milioni ne farà risparmiare circa 800 l’anno poiché il prezzo zonale dell’isola è molto alto e facendo media con le altre zone della penisola determina un rialzo del prezzo medio dell’energia all’ingrosso in tutto il Paese. Basta con gli slogan vuoti di significato, abbiamo già dato … e troppo.

Roberto Meregalli

www.martinbuber.eu

   

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